OROLOGI ELETTRICI
OROLOGI ELETTRICI

 

A PROPOSITO DEL QUARZO

 

... e altre storie

 

 

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Temo di avere dato l’idea, qua e là nelle varie pagine del sito, di non avere particolare simpatia per gli orologi al quarzo; in effetti mi sembrano un po’ privi di anima, nella loro fredda efficienza, e, anche rimanendo nell’ambito dei pezzi  d’epoca, preferisco quelli elettrici (elettromeccanici etc.), ai quali ho dedicato questo sito, o quelli meccanici veri e propri

a parte il fatto che, oggi, siamo invasi da modelli firmati da vari stilisti o di marche modaiole, solitamente enormi e vistosi - spesso con, all’interno, dei movimentini del diametro di una moneta da 2 cents (e, probabilmente, del medesimo costo): come in molti aspetti del nostro vivere anche in questo campo è molto forte il condizionamento delle mode, purtroppo (o per fortuna, visto che sono molte le Case italiane che ci vivono sopra e danno lavoro), comunque certe esagerazioni sono obiettivamente poco giustificate (come quella dei vetri piramidali che rendono necessarie vere e proprie acrobazie dei globi oculari per vedere l’ora) – lasciamo poi perdere la fissazione per certe marche ritenute un “must”, tanto che molti preferiscono portare al polso un falso (quanti se ne vedono …) piuttosto che un orologio autentico di una marca onesta e qualitativamente valida, ma non ritenuta vox populi abbastanza “blasonata”

 

debbo comunque confessare che, a suo tempo, la “febbre” del quarzo l’ho sofferta anch’io: l’idea di avere un orologio preciso al secondo era irresistibile, come, ad esempio, lo è stata, qualche anno dopo, l’attrazione fatale per l’innovazione della musica su CD … se non mi sono comprato la primissima generazione di lettori (il Philips CD 100-101, se ben ricordo) è stato solo per motivi di budget, ma non mi sono fatto scappare la seconda (il CD 104), con grande soddisfazione e parimenti grande sofferenza per il portafoglio (anche i dischi erano cari!) … anche se non ho mai messo in soffitta il mio piatto Thorens ed i miei amati “padelloni” LP

RICOH quartz cal. 700

tornando ai quarzi: il mio primo vero stipendio fu “dissanguato” dall’acquisto di questo Ricoh, che allora mi sembrava elegantissimo sia per la linea sia per lo spessore limitato (per i gusti di oggi è un po’ piccolino): lo vidi e lo presi senza pensarci troppo su -  anche a dispetto del mio campanilismo ed una certa avversione per i prodotti provenienti dall’estremo oriente

sì, perché quelli erano gli anni dell’invasione del made in Japan, e non solo nell’orologeria, ma, anche, in tutti i campi dell’elettronica -  dalle radio ai componenti hi-fi, e l’offerta dei loro prodotti, ultraconcorrenziali e, almeno nominalmente, più performanti, mise fuori mercato tante marche europee, e praticamente tutte quelle italiane: chi si ricorda più di Brionvega, Sinudyne, Radio Marelli, Galaxy, Ultravox, Voxon, Autovox, Emerson, Mivar, Philco, Seleco, Phonola, Imperial?

lo sapevate che Samsung vende anche orologi al quarzo? ( questo ha un movimento Shiojiri /Seiko)

nel mio piccolo ho tenuto duro acquistando Grundig e Telefunken (almeno sono marche europee ...), così come, nell'alta fedeltà, ho cercato di privilegiare i prodotti nazionali o, quantomeno, occidentali: che belli certi diffusori acustici prodotti a Vicenza! (peccato che ora la Casa sia stata acquistata da un Gruppo di New York, comunque la produzione è rimasta nostrana)


lo stesso è avvenuto più o meno in tutti i settori commerciali in cui le mega-aziende orientali - capaci di imporre i loro marchi vendendo i prodotti più disparati -  hanno deciso di scendere in campo, si può anche fare l'esempio delle motociclette: le Honda 4 cilindri e compagnia bella, nonostante ci fossero leggi specifiche di restrizione alle importazioni, mandarono in pensione le nostre Benelli, Gilera, Augusta MV, Moto Guzzi, Laverda, come pure Beta, Fantic, Italjet, Aspes (chi non ne ha desiderato un modello da cross quando ha compiuto 14 anni si faccia avanti) ...

 

prima del “famigerato” Ricoh ero andato avanti con un Breil (un pataccone di una di quelle forme improbabili che usavano allora), l’orologio d’oro della prima Comunione (non ricordo più di che marca fosse, comunque è andato perso), un Nicolet solo tempo ed un bel Landeron incassato dal gioielliere Hausmann di Roma (questi ultimi due me li aveva “ceduti” mio padre, il crono come regalo per i miei diciott’anni) 

 

Charles Nicolet - Tramelan
il crono Hausmann al polso
Hausmann & Co. (Valjoux 23)
il calibro Valjoux 23 ruota a colonne
Omega cal. 320 (ca. 1965)

quasi mi stavo dimenticando di questo Omega carré: è il primo orologio d’epoca che mi sono comprato: trovato in un mercatino a poche lire e poi splendidamente risistemato dall'orologiaio di famiglia, per anni l’ho portato spesso ed ha sempre svolto un onorato servizio (doveva essere un periodo in cui mi piacevano gli orologi di forma)

anche questo oggi sembra un po’ piccolo, ma, a mio parere, rimane molto elegante nella sua linea pulita ed essenziale

rimasto fermo per parecchio tempo è ripartito subito dopo la carica, che è rimasta molto morbida 

gli ho montato di recente un cinturino nuovo e penso di indossarlo ancora

 

la passione per gli orologi l’avevo, ma i quattrini erano pochi, e perlopiù li investivo in componenti per il mio impianto hi-fi (quasi tutti comprati a rate), libri e dischi (oltre alla benzina per la moto e qualche passatempo)

 

credo di essermi innamorato degli orologi fin da bambino: in casa c’erano delle pendole antiche (che non battevano mai le ore contemporaneamente), e mi è rimasta nel ricordo, come un film, l’immagine del “rito” della loro carica, che si svolgeva sempre la Domenica mattina: mio padre vi provvedeva passando da una all’altra, sempre nello stesso ordine, le puntava, se necessario registrava la vite di regolazione del pendolo, dandomi ogni volta le stesse spiegazioni (“bisogna far attenzione a girare la chiavetta delicatamente fino a fondo corsa, ma senza forzare”) … tutte queste operazioni mi sembravano appartenere ad un mondo misterioso ed affascinante, come se ogni macchina avesse una sua anima, bisognosa di affettuose cure periodiche

 

l’attrazione quasi magnetica per questi vecchi segnatempo, unita alla mia naturale curiosità per il funzionamento  di qualsiasi macchinario, mi portò anche a smontarne una, cosa che ebbe ovviamente risultati disastrosi (anche per la salute dei miei glutei), ma contribuì a ravvivare il mio interesse per questi meccanismi 

 

le mie – purtroppo - scarse conoscenze tecniche in materia di orologeria le  devo anche alla mia passione per i tanti libri che ho sempre avidamente divorato negli anni, trasformatasi, poi, più tardi, anche nella curiosità di scoprire la rete web, questa immensa galassia di dati, somigliante alla biblioteca dei "libri dimenticati" raccontata da Ruiz Zafòn, in cui ogni copertina nasconde un universo intero da scoprire …

 

ricordo che per avere la mia prima connessione internet (in allora l’amico Carlos probabilmente girava ancora con il pannolone) fu necessario stipulare un contratto a pagamento con un una piccola ditta che fungeva da provider, presso la quale avevo dovuto recarmi personalmente (i CD-ROM regalati da molti gestori sono arrivati anni dopo), il tutto per il privilegio di ottenere un abbonamento annuale ed un numero di rete urbana (con la tariffa a tempo …. sai che bollette!) al quale  collegarmi con quello strano attrezzo chiamato modem che avevo acquistato in un negozietto somigliante ad un covo di carbonari -  quasi nascosto in fondo ad un cortile e gestito da iniziati che si atteggiavano a custodi di una sorta di religione pagana e parlavano utilizzando termini allora (anche per me) ancora misteriosissimi

 

beh, anche l’informatica ne ha visti di progressi … non sto a parlarvi di PC che giravano con il solo DOS e floppy disk da 360 K (o del mio primo disco fisso da … ben 1 Megabyte!)  … il tutto utilizzando la sola tastiera e complicati comandi composti da combinazioni di lettere e numeri, alt ctrl e tasti funzione (a parte forse l’F1 per l’help, l’F5 per il refresh e l’F11 per il tutto schermo, gli altri chi li usa più?) … erano ancora da venire il mouse,  i clic sul “desktop” ed i menu a tendina …   poi, che si sarebbe addirittura arrivati agli schermi touch  credo non lo immaginasse ancora nemmeno Bill Gates (il visionario Steve Jobs forse sì, visto che desktop mouse e icone le aveva inventate lui, per poi vederseli  “scippare” dall’agguerrita onnipresente ed onnipotente concorrenza …)

 

forse ho divagato un po’, in ogni caso le mie conoscenze e la mia passione per gli orologi si sono sicuramente ampliate quando internet mi ha aperto una finestra sul mondo, consentendomi di accedere a notizie su argomenti di cui allora non sospettavo nemmeno l’esistenza, e pian piano si è consolidato l’interesse specifico per i movimenti elettrici - forse perchè coniugano il vintage con le particolarità tecniche singolari, anzi uniche (e mai più riproposte) di questi calibri

se ne parla ben poco da noi (a parte gli Accutron e forse gli Omega F 300), a differenza di altri Paesi, soprattutto anglosassoni, ma anche Francia e Germania – forse perché anche loro, con Lip, Epperlein, Junghans, Laco, Porta-PUW, Bifora etc., hanno contribuito a scriverne la storia

 

 

 

 

Comunque, questa pagina è dedicata agli orologi al quarzo, e quindi cercherò di parlare di qualcosa di interessante

 

il funzionamento di massima l’abbiamo già visto nell’apposita sezione

riassumendo, i componenti di un movimento al quarzo con display analogico sono:

- una batteria

- un oscillatore al quarzo

- un circuito integrato (chip)

- un micromotore

- le lancette ed i relativi ingranaggi (treno del tempo)

 

il cristallo di quarzo, sottoposto a corrente, produce una vibrazione di una frequenza fissa e costante nel tempo

normalmente si fa in modo che questa sia di ca. 32 KHz, ritenuta la più idonea allo scopo

il chip  “conta” questi impulsi e, ogni secondo, trasmette al micromotore  un comando che gli fa azionare di uno scatto il treno del tempo

 

CEH Beta 21 - Omega F 8192 Hz cal. 1300 (da Wikipedia)

come già nel caso dei movimenti a bilanciere controllato da transistor, furono i progressi raggiunti dalla miniaturizzazione dei componenti elettronici a consentire di realizzare i primi movimenti al quarzo da polso; in particolare, in questo caso, la creazione del primo circuito integrato (della INTEL, nel 1969)

 

abbiamo ricordato altrove che il Beta 21, il primo calibro al quarzo svizzero del 1970, funzionava con un oscillatore al quarzo a 8.192 Hz, ridotti dal circuito fino a 256 Hz, frequenza alla quale veniva fatto agire, anziché un motore passo-passo (come in un "normale" quarzo moderno), un oscillatore funzionante sul principio del movimento a diapason (vedi sotto).

si trattava di un calibro ingombrante, complicato ed anche costoso- si può averne un'idea dall'immagine qui a destra

oppure andando sul sito, più volte citato, di CW – qui un link diretto:

 

http://www.crazywatches.pl/images/upload/quartz/iwcbeta21electronicquartz4.jpg

 

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il "motore" del Beta 21

 

qui sotto alcune immagini di un Omega F 8192 Hz tratte - previa autorizzazione, dal sito di CW, all'indirizzo:

 

http://www.crazywatches.pl/omega-1300-electroquartz-f8192hz-beta21-1970

 

nelle foto dei dettagli si può vedere, appunto, il "motore" del calibro Beta 21 di CEH, formato da una lamina oscillante con un magnete permanente da una parte ed un contrappeso regolabile dall'altra, posto in vibrazione fra due bobine (magnetizzate dagli impulsi trasmessi dal circuito elettronico), e che trasmette il moto al treno del tempo per tramite un sistema di cricchetti con un rubino all'estremità, del tutto simili, appunto, a quelli dei movimenti a diapason (nell'ingrandimento li si vede ingaggiare la ruota che corrisponde alla "index wheel")

 

anche il sibilo che ne viene prodotto richiama il tipico ronzio dei diapason

 

nell'ultima fila ripropongo le immagini dei particolari con delle didascalie esplicative

 

 

 

ancora più complicato il primo quarzo della Longines (Ultra-Quartz cal. 6512), si possono vedere la complessità del circuito ed il numero delle microsaldature effettuate a mano p.es. nelle foto alla pagina: http://electric-watches.co.uk/makers/longines/longines-ultra-quartz/

 

secondo quanto mi è capitato di leggere vennero studiate queste ben poco semplici soluzioni tecniche per il fatto che, in allora, i micromotori erano di difficile reperimento e costosi, tanto da indurre diverse Case a continuare a produrre calibri a bilanciere (o a diapason), aggiungendovi il controllo elettronico tramite un circuito al quarzo, come fecero, ad esempio, la Bulova con l'Accuquartz calibro 224 e Porta-PUW con il calibro 5000

 

sono, invece, esempi a sé il calibro Record-Golay FB 7723-7743, la cui creazione dipese anche da una e vera e propria filosofia costruttiva (rimandiamo alla voce: “i vari calibri: bilanciere-quarzo”), ed il Luch 3055, di realizzazione piuttosto tarda (1981), sintomo di una certa lentezza, nell’area del blocco sovietico, a rimanere al passo coi tempi, forse per arretratezza tecnica, o proprio per la difficoltà a procurarsi (o realizzare per proprio conto) certi componenti

 

(al proposito si veda: "i vari calibri" - D) - bilanciere / quarzo)

 

quella di Timex (calibro M62 - più raro -  e M63, maggiormente diffuso) credo sia stata, invece, una scelta puramente economica: un movimento a bilanciere controllato da quarzo, derivato da calibri già prodotti in gran numero e collaudatissimi (come, nel caso specifico, l'M40), consentì di proporre al pubblico i propri modelli come gli orologi al quarzo meno costosi sul mercato

 

al proposito richiamo anche qui l'interessantissima pagina di un forum italiano:

 

http://orologi.forumfree.it/?t=65780356

 

si vedano anche immagini e commenti, ancora sull'imperdibile sito di crazywatches:

 

http://www.crazywatches.pl/timex-63-electric-quartz-1973

 

ho evidenziato gli elementi principali dei tre movimenti a bilanciere controllato da quarzo 

 

- Record-Golay μ-Quartz FB 7723:

vano batteria: viola

gruppo bilanciere motore (a doppio volano con interposta bobina): lilla

oscillatore al quarzo: giallo

trimmers di regolazione: verde

chip: blu

contatto distacco circuito: azzurro

perno collegato con la corona sul fondello per la regolazione dell’ora: rosso

coroncina ad ore 4 per la messa a punto rapida della data: arancio

circolettati in bianco si intravedono i denti della ruota dello scappamento ad ancora

 

- Luch 3055:

vano batteria: viola

chip: azzurro

gruppo bilanciere-motore: lilla

all’interno dell’ovale bianco si intravede la bobina (color rame) interposta nel doppio volano del bilanciere

verde: trimmer di regolazione (?)

la freccia gialla indica la posizione dell’oscillatore al quarzo, che è sotto il circuito stampato – lo si può vedere nelle immagini alla pagina:

http://www.crazywatches.pl/luch-3055-electro-quartz-1981

 

- Timex M63:

vano batteria: viola

oscillatore al quarzo: giallo

chip: azzurro

trimmer di regolazione: verde

(il bilanciere-motore rimane coperto da un lamierino, se ne vede la relativa molla – ed una levetta che regola l’ampiezza dell’oscillazione - all’interno del circoletto lilla, attraverso il foro evidenziato in bianco si individua il volano)

 

 

da ultimo ricordiamo il raro calibro Arctos 375, nel quale, addirittura, il bilanciere controllato da quarzo fungeva da motore passo-passo (stepper), agendo con una singola oscillazione al secondo - anche questo lo si può vedere sullo sito citato sopra:

 

http://www.crazywatches.pl/arctos-375-provita-chrono-quartz-1972

 

 

 

 

La frequenza alla quale vengono fatti normalmente funzionare gli oscillatori al quarzo (32.768 Hz) dipende da precise scelte tecniche

 

abbiamo avuto, però, delle singolari eccezioni (oltre al Beta 21), che meritano di essere ricordate:

 

- L’Omega Megaquartz calibro 1510 (da non confondersi con il modello omonimo con il cal. 1310 “F 32 KHz”) e le due versioni del Megaquartz 2400 Marine Chronometer (calibri 1511 e 1516), i cui oscillatori funzionavano a ben 2.359.296 vibrazioni al secondo

- Il Citizen “Crystron 4 Mega”, che raggiungeva addirittura i 4.194.304 Hz (128 volte in “canonici” 32 KHz)

 

NOTA: questi movimenti sono molto conosciuti, lo è di meno lo Junghans 667.26 citato più oltre

 

 

 [continua]

 

riferimenti:

 

http://www.mancini99.freeserve.co.uk/Megaquartz_con.html

 

http://www.ablogtowatch.com/vintage-omega-marine-chronometer-watch-hands-on/

 

http://forums.watchuseek.com/f9/citizen-crystron-4-mega-photo-389221.html

 

 

Merita due parole anche la domanda:

 

CHI HA REALIZZATO IL PRIMO OROLOGIO DA POLSO AL QUARZO?

 

non parlo di quella specie di armadio pieno di valvole termoioniche di cui ho riportato l'immagine nell'introduzione

neppure del fatto che a commercializzare il primo quarzo da polso sia stata la SEIKO nel 1960-inizio 1970, seguita da cinque case (fra cui CEH) che presentarono i propri calibri a Basilea nella primavera di quell'anno (anche questo già lo sappiamo - vedi comunque il riassunto riportato più avanti)

 

il primo orologio da polso funzionante con un movimento al quarzo fu, nel Luglio del 1967, il "Beta 1" di CEH, Centre Electronique Horloger di Neuchâtel - che, come ricordiamo dall'introduzione, fu appositamente fondato nel 1962 dalle principali Maisons svizzere e con l'impulso della ESA, sotto l'egida della Fédération de l'Industrie Horlogère Suisse (FH)

 

(vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Watch  - da cui è tratta l'immagine a lato)

 

Al proposito si può leggere l’interessantissimo articolo di Armin H. Frei, allora membro dello staff di ricerca del CEH:

 

http://www.ieeeghn.com/wiki/index.php/First-Hand:The_First_Quartz_Wrist_Watch

 

vi si racconta che il progetto originario non era quello di realizzare necessariamente un orologio da polso al quarzo, ma di creare un movimento che fosse più preciso degli altri in commercio al tempo (ovvero del Bulova Accutron)

 

non se se parla in quell’articolo, ma da altre fonti risulta che Max Hetzel, il padre del movimento a diapason, non credesse nella possibilità pratica  della realizzazione di un movimento al quarzo da polso (forse perché innamorato della sua creatura), tanto da spingere il CEH alla creazione di un’evoluzione dell’Accutron (il “Swissonic”, che, pronto nel 1966 e prodotto in 3.000 esemplari,  non raggiunse mai la vendita per problemi di licenza di brevetto con la Bulova: vedi “movimenti”, E - 1 ter)

 

si deve tenere presente che in quegli anni gli Svizzeri stavano anche realizzando la loro versione del diapason, il MOSABA, pronto nel 1967, ma di fatto bloccato anch’esso per dispute con la Bulova fino al 1969 (quando quest'ultima accettò un accordo che prevedeva il pagamento di 1 milione di dollari cash ed una congrua royalty su ogni movimento prodotto)

 

tornando a bomba: i cinque prototipi del Beta 1 sottoposti a test raggiungevano il risultato voluto in termini di precisione, ma con una durata della batteria insufficiente per le specifiche dettate dalla direzione del CEH  (almeno 1 anno)

tralasciando i dettagli più tecnici (circuito di regolazione della frequenza, compensazione della temperatura etc.) il movimento aveva un oscillatore al quarzo (sagomato a forma di diapason) con una frequenza di 8192 Hz, che veniva frazionata da un circuito di 14 stadi binari plip-flop a cascata, ed era comandato da un motore passo-passo (stepper). in particolare erano i circuiti divisori a richiedere un eccessivo dispendio di corrente 

 

venne dunque realizzato un calibro modificato (chiamato Beta 2), con lo stesso oscillatore ma con una catena di soli cinque circuiti divisori, giungendo ad una frequenza di 256 Hz, alla quale veniva azionato un motore sincrono, il tutto con un risparmio nel consumo di corrente ed una durata della batteria ritenuta adeguata  

 

nel 1967 questa versione fu confrontata con dei prototipi della Seiko, e risultò migliore come precisione, sebbene questi ultimi riuscissero a pilotare un motore passo-passo

 

il passaggio alla versione industriale, chiamata poi Beta 21, basata sul Beta 2, venne deciso nel 1968, e la realizzazione pratica fu raggiunta von qualche mese di ritardo rispetto alla concorrenza della Seiko, che riuscì a commercializzare per prima il suo modello “Astron 35SC”

 

secondo l’Autore la scelta di privilegiare il secondo tipo di movimento fu errata, il Beta 21 fu prodotto in 6.000 esemplari che vennero sì adottati da numerose Case svizzere di prestigio, ma poi dovette essere abbandonato, risultando vincente – come dimostrato anche dal successo della concorrenza, l’opzione del motore passo-passo (per pilotare il  quale doveva necessariamente venire utilizzato un circuito con un maggior numero di stadi divisori)

 

sappiamo che CEH  sviluppò successivamente con maggiore successo il cosiddetto Beta 22, prodotto in 50.000 esemplari fra il 1972 ed il 1974 

 

si può vedere il raffronto fra i calibri Beta 21 e Beta 22 in fondo alla pagina dell'alfabetico “Ω come Omega”

 

[continua]

 

 

 

 

il movimento del SEIKO Astron (da Wikipedia)


nell’introduzione abbiamo anche inserito uno schema dei tempi di presentazione e commercializzazione dei primi movimenti al quarzo, qui ne riporto un riassunto:

 

Dicembre 1969: pre-serie limitata del cal. 3500 Seiko

inizio 1970: prima serie del cal. 3502 Seiko

5 Aprile 1970: presentazione alla Fiera di Basilea dei movimenti:

- “Beta 21” di CEH (già in produzione)

- Longines cal. 6512 (“Ultraquartz")

- Bulova “Accuquartz” cal. 224

- Hamilton “Pulsar” cal 101 (con display a LED)

(questi tre commercializzati dal 1971)

- Girard-Perregaux cal. 350 (in collaborazione con Jaeger-Le Coultre)

(in vendita dal 1972)

1972: “Beta 22” di CEH

1972: presentazione del cal. 9180 della ESA (Swissonic 1000)

1973: Omega Megaquartz 32 kHz cal. 1310

1974: Lip cal. R 32

1974: Omega Megaquartz 2,4 MHz Marine Chronometer cal. 1511

 

 

 

 

HAMILTON PULSAR

 

Spendiamo ancora qualche parola su questo modello, anche se ne abbiamo già parlato all’apposita voce di “produttori-marchi”:

 

In qualche modo lo sviluppo del Pulsar venne preannunciato già nel 1968, quando nella storica pellicola “2001 odissea nello spazio” apparve una specie di  “prototipo” da tavolo con display numerici (non a LED ma a tubi luminosi "nixie" [*]) che divenne famoso come "Space Odyssey clock" (fra l'altro non era un orologio ma un indicatore del conto alla rovescia), realizzato gratuitamente dalla Hamilton per Stanley Kubrik, ottendendo, in compenso, di far comparire il proprio marchio non solo sull' "Odyssey clock", ma anche sui “futuristici” orologi da polso indossati dai personaggi del film[**])

 

il grande successo della pellicola - visionaria, affascinante, con effetti speciali fin'allora mai visti -  e, anche, un'abile politica propagandistica, crearono un clima di grande attesa e contribuirono a far identificare quello specifico modello ed il display numerico come simbolo della novità e del progresso tecnico

 

il Pulsar fu infatti un grandissimo successo commerciale (le vendite arrivarono a 10.000 pezzi al mese nel periodo di massimo fulgore) e divenne un vero "must" dell'epoca, forse anche perché pubblicizzato nel film di James Bond “vivi e lascia morire” del 1973 con Roger Moore (e sappiamo quanti modelli e marchi “promossi” da 007 abbiano avuto fortuna nelle vendite)

 

Per contro, sebbene sia stato messo in vendita lo stesso anno, ebbe un riscontro commerciale relativo il primo orologio al quarzo con display LCD, prodotto dalla SGT (ed incassato da diverse Case, e non solo del Gruppo come Tell, Avia Sandoz, Titus, Helvetia e Silvana, ma anche, p.es., da Waltham, BWC, Wyler, Zodiac, etc.):  sebbene assolutamente all'avanguardia ne furono prodotti solamente ca. 15.000 pezzi totali (vedi SGT sotto "produttori-marchi")

 

L’argomento è trattato da "Electrifying the wristwatch" alla pagina 187, ove si dice che il suo sviluppo fu finanziato anche da cinque Case tedesche: Adolf Rapp /Adora (di Schwäbisch-Gmünd), Eppo, Exquisit, Ormo e Para (di Pforzheim), con l’intervento della Waltham (sussidiaria di SGT) e della Optel Corp., New Jersey. in una finestra di 25 x 14 mm erano indicati solamente ore e minuti, con due punti lampeggianti al centro, e nessun’altra funzione (mentre l’ Hamilton Pulsar indicava anche i secondi tenendo premuto il pulsante che accendeva il display a LED). non aveva parti meccaniche in movimento, ad esclusione della corona che serviva per puntare l’ora. il movimento si basava su di un risonatore al quarzo a 32 kHz con un singolo chip (prodotto dalla SSS – Solid State Scientific con sede in Pennsylvania) che integrava anche le funzioni di controllo del display (che era invece della Motorola).

 

Anche in questo caso fu probabilmente la moda, guidata dal  maggior potere pubblicitario e commerciale dell’industria americana, a dettare legge sul mercato, facendo preferire al pubblico il display a led rossi a quello a LCD, nonostante quest'ultimo fosse più avanzato tecnicamente ed anche di più comoda lettura: essendo più parco nei consumi della batteria poteva rimanere sempre acceso e non necessitava della pressione sull’apposito pulsante per vedere l’ora (tanto che il Pulsar, in una successiva versione, venne modificato in modo da accendersi piegando il polso)

 

riferimenti circa SGT:

 

http://doensen.home.xs4all.nl/l1.html

 

a proposito del Pulsar (anche con riferimento agli esemplari comparsi in 2001 odissea nello spazio):

 

http://pabook.libraries.psu.edu/palitmap/Digital.html

 

http://retroleds.com/the-pulsar-project/#sthash.Rr5dFzTw.dpbs

 

http://www.newdwf.com/viewtopic.php?f=79&t=3778

 

[*] sui tubi nixie:

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Nixie_tube

 

[**] degli orologi da polso indossati nel film è stata prodotta una replica in serie limitata (Hamilton Khaki X-01 A Space Odyssey Limited edition – ref. H51591399) che si può vedere facilmente con una ricerca per immagini:

 

https://www.google.it/search?q=Hamilton+Khaki+X-01+A+Space+Odyssey+2001+Limited+Edition&es_sm=122&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=kgjSU7mHKqe30QXfjYGwAg&ved=0CFAQsAQ&biw=1024&bih=513

 

 

 

 

IL PRIMO MOVIMENTO AL QUARZO DI PRODUZIONE TEDESCA

 

è stato il calibro Junghans 666 “astro quartz”

 

se ne può vedere un esemplare – con ottime foto, anche dei dettagli, alla pagina:

 

http://www.crazywatches.pl/junghans-666-astro-quartz-1974

 

[inizialmente avevo indicato per errore  il calibro Junghans 667, di cui si parla subito sotto]

 

caratteristiche principali del movimento: frequenza di oscillazione 8.192 Hz., circuito integrato con 13 stadi divisori (flip-flop), motore passo-passo

tipica la corona per la messa a punto dell’ora sul retro del fondello

prodotto in 10.000 esemplari dal 1972 al 1974 (data nella quale fu sostituito dal cal. 667.02, realizzato in 30.000 pezzi)

 

parallelamente venne realizzato il calibro Junghans 667 [risulterebbe anch'esso prodotto a partire dal 1972] - con oscillatore al quarzo alla tipica frequenza di 32.768 Hz. e, inizialmente, IC con 16 stadi divisori, tale da dare un impulso ogni 0,5 secondi (il circuito integrato ha poi 15 stadi nel cal. 667.20)

 

qui sotto due pezzi con il calibro 667.20

il primo è incassato con un marchio a me altrimenti non noto, il secondo è riconducibile alla tedesca "Pyramid Jürgen Herzfeld e.K." (si veda nell'alfabetico)

 

nel 1978 ne fu prodotta una variante – calibro 667.26 - in serie limitata e numerata (2000 pezzi) che “viaggiava” ad una frequenza di 4 MHz (4.194.304 Hz, cioè 128 volte superiore ai canonici 32 KHz, come il Citizen “Crystron Mega”): viene citato dal Doensen:

 

http://doensen.home.xs4all.nl/j32.html

 

se ne parla in forum tedesco, che ne pubblica anche diverse immagini, alla pagina:

 

http://uhrforum.de/junghans-4mhz-quartz-chronometer-t123634

 

Junghans quartz caliber 667 service manual

 

 

 

 

il manuale di uso e manutenzione del calibro Junghans 667, e, sotto, le pagine relative ai componenti

 

 

 

 

nelle ultime immagini un cal. Junghans 633.30, di produzione decisamente posteriore (dal 1979, se non erro) e di grande diffusione

 

non è né raro né perfetto: acquistato per un prezzo poco più che simbolico non è un pezzo da collezione ma può diventare un simpatico oggetto vintage da portare senza problemi

 

 

 

IL PRIMO QUARZO FRANCESE

 

è stato il calibro LIP R 32, del quale furono realizzati i primissimi prototipi già nel 1971

la presentazione ufficiale alla Fiera di Basilea è dell’Aprile 1973, entro lo stesso anno venne prodotta una preserie di 100 pezzi

la produzione commerciale iniziò nel 1974

nel 1975 il calibro venne soppiantato dall’ R 33 (più facile reperire,  mentre l’R 32 è piuttosto raro – secondo alcune fonti ne sarebbero stati realizzati solo 1.000)

a lato una pubblicità della “linea” di orologi al quarzo prodotti da LIP, qui sotto un ritaglio della stessa réclame per evidenziare i quattro modelli proposti (è anche interessante confrontarne i prezzi)

 

sul sito crazywatches.pl, già più volte richiamato, si possono vedere ottime immagini di un paio di begli esemplari con il calibro LIP R 33, precisamente ai seguenti indirizzi:

 

http://www.crazywatches.pl/lip-r33-quartz-1975

 

http://www.crazywatches.pl/lip-r33-roger-tallon-quartz-1975

 

 

 

 

 

IL PRIMO QUARZO DELLA GERMANIA EST

 

comparso solamente nel 1977, è stato il RUHLA “Quartz 32768” movt. UMF RUHLA cal. 28, prodotto fino all’ano successivo, quando è stato sostituito dal calibro 14 (simile allo Junghans 667 di cui s’è parlato sopra)

 

se ne può vedere uno in condizioni perfette alla pagina:

http://www.crazywatches.pl/ruhla-28-quartz-1977

 

io ho “scoperto” un esemplare del movimento all’interno di un orologio ridotto quasi a rottame, in mezzo a tanti altri che tengo in un cassetto, e mi è venuta l’idea di vedere se fosse ancora in grado di funzionare

era privo della vite che fissa il ponticello della batteria: quindi ho cercato, per prima cosa, di metterne un’altra (non sua), provandone diverse, ma senza esito (ne ho poi lasciata una per fissare comunque il circuito alla platina)

mi sono quindi deciso a mettere direttamente a contatto l’estremità del ponticello batteria e la “pista” del circuito (sotto la relativa basetta): il movimento è partito, funzionando poi senza problemi e con buona precisione per diversi giorni

allora ho pensato di creare questo capitoletto, come ulteriore curiosità a proposito dei movimenti al quarzo

 

nelle immagini qui sotto si vedono: il movimento estratto dalla cassa, lato quadrante (1), lato motore (2), e due ingrandimenti: 3) il micromotore in funzione, che trasmette il moto alle ruote (nel circoletto arancione); 4) il contatto “di fortuna” da me creato (ovale verde), la vite che ho inserito per tenere ferma la basetta del circuito (cerchio giallo)

come ben si nota, si tratta di un movimento costruito abbastanza semplicemente, e “in economia”: per esempio le bobine del micromotore sono lasciate a vista, senza alcuna protezione  

secondo crazywatches sarebbe stato creato modificando il diffusissimo calibro 24 della Ruhla (meccanico a carica manuale, con scappamento a caviglie e privo di rubini) 

 

[da completare – anche con altre foto]

Hausmann & Co., Roma (ETA 955.412)

UN OROLOGIO MOLTO ELEGANTE

 

ovviamente un movimento al quarzo può essere utilizzato per muovere un segnatempo di qualsiasi foggia e dimensione, l’unico limite può essere quello dello spessore, se si vuole realizzare un pezzo ultrapiatto

 

come riportato nello schema storico alla pagina "introduzione", il primo calibro di larga diffusione e dimensioni ridotte è stato l’ETA “flatline 940”  del 1976, che ha mosso modelli di gran pregio quali l’IWC Quartz cal.2405 Ref.3072, lo ZENITH Port Royal Quartz cal. 495, il TUDOR Prince Quartz Oysterdate etc. (vedi: “produttori-marchi” alla voce ETA)

Hausmann cal. ETA 955.412

un “discendente” di quel movimento è l’ETA 955.412, che qui vedete incassato dalla gioielleria Hausmann di Roma (la medesima del cronografo più sopra), in due esemplari quasi gemelli: un esempio di come sono stati realizzati anche in tempi recenti orologi di gran classe, dalle linee semplici ed eleganti, a dispetto delle mode, che propongono da parecchi anni oggetti vistosi ed ingombranti (de gustibus … )

 

per i tecnici: il calibro base ha il datario (qui non utilizzato), esiste anche nella versione con secondi centrali ed è stato utilizzato per esempio sul Tudor Prince Oysterdate Ranger II ref. 9130/01

 

il sito ufficiale della Hausmann & Co., a Roma dal 1794 è:

  

www.hausmann-co.com

 

ULTRAPIATTI?

 

a questo proposito non si può non citare lo splendido Omega Constellation Manhattan del 1981, cassa di forma e bracciale integrato  (ref. DD 397.0801 nella serie limitata acciaio/oro) con il calibro 1418 di 1,9 millimetri (spessore totale 6 mm)  – e non sono da meno i successivi modelli omonimi con il cal. 1431 - 2,15 mm (ref. ST.398.0867 del 1983 e ST 398.0877 del 1985)

 

... ma ne sono stati prodotti di ancora più sottili, a partire dagli 1,48 mm dell’Omega “Dinosaure” cal. 1355 del 1980 - talmente piatto da non poter montare delle sfere tradizionali bensì applicate su dei dischi trasparenti azionati da ingranaggi posti lateralmente al quadrante (serie limitata di 595 pezzi ref. BA 191.0084 e BA 191.0114), passando p.es. per il Concord Delirium (1,98 mm la prima serie del 1979, addirittura 0,98 mm la IV serie)

 

il movimento del Concord Delirium era su base ETA calibro 999, utilizzato anche da Longines per il "Feuille d'or" (calibro L 795.2) e da Eterna per l'"Espada" 

 

[NOTA: la creazione di un calibro così sottile fu possibile eliminando la platina e fissando i componenti direttamente sulla cassa: sistema geniale, che ... fu poi alla base della concezione dello Swatch - come s'è detto sopra]

 

sul Doensen si legge una breve storia dei movimenti ultrapiatti:

 

http://doensen.home.xs4all.nl/r3.html

 

sul sito della Concord si trovano anche un paio di pubblicità dell’epoca:

 

http://www.concord.ch/concord-heritage/heritage-1908-1986/

 

anche Longines cita il Feuille d’Or parlando della storia della Casa:

 

http://www.longines.it/company/history/20#year-1979

 

 

date poi un’occhiata a queste ricerche per immagini:

 

https://www.google.it/search?q=omega+dinosaure&espv=2&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=VUjOU9GgCrPQ4QStyoDQCA&ved=0CCIQsAQ&biw=1024&bih=513

 

https://www.google.it/search?q=concord+delirium&espv=2&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=zEjOU_69Dami4gT7-IDoCQ&ved=0CCIQsAQ&biw=1024&bih=513

 

oggi si trovano orologi con display digitale a “carta elettronica” (“e-ink” o: “e-paper”)

il record, con 0,5 mm, credo spetti al modello CST-01 della Central Standard Timing di Chicago

al proposito potete leggere:

 

https://www.kickstarter.com/projects/1655017763/cst-01-the-worlds-thinnest-watch

http://www.5election.com/2013/10/09/worlds-thinnest-wristwatch-by-central-standard-timing/

 

il sito ufficiale della CST è:

 

http://centralstandardtiming.com/

 

fra quelli meccanici la battaglia si svolge principalmente fra Piaget e Le Coultre – ovviamente siamo su dimensioni “maggiori” (p.es. 3,65 mm il modello “Altiplano”), comunque ai vertici della perfezione tecnica orologiera

 

riferimenti:

 

http://www.piaget.com/watches/altiplano

 

http://www.jaeger-lecoultre.com/US/en/watches/master-ultra-thin-jubilee/1296520#/t1

 

Piaget Altiplano 1205 P

pubblicità del Piaget Altiplano

 

"l'orologio ed il movimento automatico di Manifattura

con datario e piccoli secondi più piatti al mondo" 

 

su "Il Sole - 24 ore" del 21/11/2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

per restare con i piedi per terra ... è interessante questo Universal Genève del 1965 - calibro 42, con i suoi 2,45 mm

[galleria da completare con altre immagini]

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DO = Doensen, “Watch. History of the modern wristwatch” /

doensen.home.xs4all.nl

EL = electric-watches.co.uk

EK = “Elektrik am Handgelenk”

GW = “Complete Price Guide to Watches” 

CW = crazywatches.pl

KN = hknebel.org

HW = hwynen.de

EW = “Electrifying the wristwatch”

RW = "The electric watch repair manual"

EU = "Elektrische und elektronische Uhren"

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